CHAGALL E PALAZZO SCHIFANOIA
CHAGALL E PALAZZO SCHIFANOIA
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“CHAGALL testimone del suo tempo”
Palazzo dei Diamanti di Ferrara ospita la grande mostra Chagall, testimone del suo tempo, un percorso espositivo a cura di Paul Schneiter e Francesca Villanti che invita il pubblico a immergersi nell’universo poetico di uno dei più importanti e amati maestri dell’arte del Novecento. Un viaggio straordinario che rivela come Marc Chagall (Vitebsk, 1887 – Saint-Paul de Vence, 1985), universalmente noto per le figure fluttuanti e le colorate atmosfere incantate, abbia saputo mantenere viva la memoria della sua terra natale, della tradizione e degli affetti, proiettandoli sempre verso nuovi orizzonti espressivi. Attraverso 200 opere, tra dipinti, disegni e incisioni, e due sale immersive che consentono di ammirare alcune creazioni monumentali in una dimensione coinvolgente e spettacolare, la mostra evidenzia la profonda umanità dell’opera di Chagall, artista plurale, visionario e testimone del suo tempo, cantore della bellezza e custode della memoria. Volti scissi, profili che si moltiplicano, ritratti che si specchiano: attraverso il tema del doppio, egli rivela la sua straordinaria capacità di cogliere la dualità dell’esistenza umana. E ancora amanti volanti, animali parlanti, bouquet esplosivi, diventano, trascendendo il visibile, metafore universali. Attraverso il suo sguardo poetico, Chagall trasforma l’esperienza personale in riflessione condivisa, svelando come dietro l’apparente semplicità delle sue creazioni si celino temi che toccano ogni essere umano: l’identità, l’esilio, la spiritualità e la gioia di vivere. In un’epoca di frammentazione, egli ci ricorda che l’arte può essere ponte tra mondi diversi, sintesi di tradizioni.
Palazzo SCHIFANOIA
Testimonianza straordinaria dell’epoca rinascimentale, Palazzo Schifanoia è il simbolo della Ferrara degli Este. La sua costruzione, infatti, è collocabile intorno al 1385, anno in cui Alberto V d’Este, marchese di Ferrara, avviò numerosi cantieri in città. Il Palazzo venne costruito all’estremo comparto nord est delle mura cittadine con la funzione di “delizia”, luogo destinato al riposo, allo svago e al divertimento della casa d’Este. Dopo una prima modifica del Palazzo nel 1391, un importante ampliamento venne realizzato da Borso d’Este a partire dal 1466, quando il futuro duca di Ferrara, grazie all’architetto di corte Pietro Benvenuto dagli Ordini, decise di aggiungere un piano al preesistente corpo di fabbrica. Centro di questo nuovo elemento edilizio era lo straordinario Salone dei Mesi alla cui decorazione avevano lavorato importanti pittori guidati dall’umanista Pellegrino Prisciani. Un ultimo ampliamento del Palazzo insieme ad un generale ammodernamento decorativo fu infine realizzato sotto Ercole I d’Este che affidò il progetto all’architetto Biagio Rossetti. Morto Ercole, l’edificio fu oggetto di numerosi passaggi di proprietà. dal Cinquecento l’inizio del declino della dimora che raggiunse il suo apice nel corso del Settecento, quando vennero imbiancate tutte le superfici decorate. Solo nel 1820 il pittore e restauratore Giuseppe Saroli riscoprì la prima porzione degli affreschi e completò il lavoro di recupero nel 1840. In pochissimi decenni la delizia tornò ad essere al centro degli studi storico–artistici europei fino a che, nel 1898, divenne sede dei Musei di Arte Antica di Ferrara. Il traumatico evento sismico del 2012 ha infine comportato la necessità di un esteso intervento di recupero architettonico e riallestimento degli spazi espositivi. Completamente riallestito e rinnovato nel 2021, il Museo, oltre ai celebri affreschi del Salone dei Mesi, in 21 sale presenta circa 250 opere tra sculture, dipinti, ceramiche, medaglie e codici miniati che raccontano il ricco patrimonio storico e artistico della città. Fulcro del palazzo è il celeberrimo Salone dei Mesi, uno dei più grandi capolavori del Rinascimento europeo.
PROGRAMMA
ritrovo ore 7.50 ritrovo Foro Boari – TV
partenza ore 8.00 per Ferrara
ore 11.10 inizio visita guidata alla mostra “CHAGALL
testimone del suo tempo” – Palazzo dei Diamanti – Ferrara
pranzo libero
ritrovo ore 15.15 Palazzo Schifanoia
ore 15.30 inizio visita guidata a Palazzo Schifanoia
partenza ore 17.00 c. da Ferrara
rientro ore 19.30 c. a Foro Boario – TV
max 25 partecipanti
75,00 cad. (comprensivo biglietti, guide, pranzo, pullman e contributo attività
dell’Associazione)
Il pagamento preferibilmente tramite bonifico bancario o eccezionalmente in segreteria.
Iscrizione entro il 19 gennaio 2026
La mostra “Confini da Gauguin a Hopper. Canto con variazioni” esplora, attraverso oltre 120 opere tra dipinti e lavori su carta provenienti da importanti musei europei e statunitensi e collezioni private, il concetto di confine come spazio fisico, interiore, simbolico e spirituale, in pittura tra Ottocento e Novecento. Un viaggio tra mondi, epoche e sensibilità che, attraverso il tema del confine, ci restituiscono una profonda riflessione sull’identità dell’uomo e sul senso del paesaggio nella pittura moderna.
Il percorso espositivo si apre con una sala introduttiva di forte impatto emotivo, con sette opere chiave. Protagonista iniziale è la grande tela Märkische Heide (anni ’70) di Anselm Kiefer, simbolo di un confine cosmico tra cielo e terra. Di fronte, una tela estrema e intima di Mark Rothko, che rappresenta il confine interiore. Al centro, l’Autoritratto di Vincent van Gogh suggella la riflessione sull’identità e sull’io. Seguono celebri paesaggi di Courbet, Monet e Nolde, dove il confine naturale prende forma tra mare, cielo e giardini. Infine, un’opera di Edward Hopper introduce il tema delle figure solitarie che si confrontano con lo spazio e l’altrove.Il percorso si articola in tre macroaree tematiche:
Il cielo
Il cielo diventa luogo del confine per eccellenza, da Friedrich, Turner e Constable fino a Boudin, Monet, Munch, Mondrian, Hodler, Hopper, Rothko e Nicolas de Staël. Una narrazione che attraversa Romanticismo, Impressionismo e astrazione per raccontare l’infinito visibile e invisibile.
Figure che guardano Un’esplorazione post-romantica del volto e della figura che si protende verso il confine, tra osservazione e introspezione. Dalla Hudson River School americana (Church, Durand, Kensett) a Winslow Homer, Böcklin, Van Gogh, Gauguin, fino a Hopper, Diebenkorn e Andrew Wyeth, l’individuo diventa luogo di incontro tra spazio esterno e paesaggio interiore.
Confini più o meno lontani La pittura come ricerca di altrove: da Gauguin, con i suoi viaggi dalla Martinica a Tahiti passando per la Bretagna, a Monet, Van Gogh, Cézanne e Bonnard nelle campagne di Normandia, Provenza e Sud della Francia. Una geografia pittorica del sogno, della luce e della memoria.
VALVASONE
Il comune di Valvasone Arzene, in provincia di Pordenone, fa parte del club dei Borghi più belli d’Italia grazie all’eccellente stato di conservazione del nucleo storico del borgo di Valvasone, caratterizzato da alcune dimore signorili risalenti ai secoli XIV – XVII. L’elemento architettonico più importante è il castello che, circondato dal fossato e dall’antica cinta muraria, conserva due camere con stucchi, un teatrino settecentesco, una ricca quadreria. Da vedere è anche il vicino antico mulino, dotato ancora della sua ruota, risalente al secolo XV. Il comune conserva inoltre altri due piccoli gioielli: nel duomo, l’unico organo del Cinquecento veneziano esistente in Italia e nella Chiesa di S. Margherita un dipinto ad olio del sanvitese Pomponio Amalteo che raffigura S. Margherita tra S. Sebastiano e S. Rocco.
CORDOVARO
Cordovado è un antico borgo medievale che presenta un nucleo storico ben conservato: il castello, l’area dell’antica pieve di Sant’Andrea e la zona del seicentesco Santuario della Madonna e convento dei padri domenicani, che collegano il borgo più antico, situato in area fortificata, al “Borgo Nuovo” sorto in epoca rinascimentale. Da segnalare anche due dimore gentilizie, di origine settecentesca, Villa Attimis e Palazzo Ridolfi, chiamato anche del Capitano. Del castello di Cordovado è possibile ammirare l’ambito esterno costituito dal fossato, dalle mura, dai ponti in muratura e dalle due caratteristiche torri portaie. Al confine con Sesto al Reghena, dove si trova la famosa fontana di Venchiaredo, circondata dagli alberi di un piccolo ma piacevole bosco, si sviluppa un primo nucleo di parco letterario che richiama i luoghi descritti ne “Le confessioni di un italiano” da Ippolito Nievo.
programma:
Partenza ore 8.30 – da Foro Boario TV
ore 11.00 – visita guidata alla mostra “CONFINI da GAUGUIN a HOPPER” Esedra di Villa Manin di Passariano
ore 13.00 – pranzo presso Hosteria Alle Risorgive a Codroipo
ore 15.00 – visita guidata ai Borgo di Valvasone e Cordovaro
Rientro ore 19.00c. – a Foro Boario TV
max 25/30 partecipanti
85,00 cad. (comprensivo biglietti, guide, pranzo, pullman e contributo attività
dell’Associazione)
Il pagamento preferibilmente tramite bonifico bancario o eccezionalmente in segreteria.
Iscrizione entro 3 marzo 2026
“GLI DEI RITORNANO: I BRONZI DI SAN CASCIANO”
Al Museo archeologico nazionale di Aquileia la mostra “Gli Dei ritornano. I bronzi di San Casciano” a cura di Massimo Osanna e Jacopo Tabolli, è dedicata a una delle più importanti scoperte archeologiche degli ultimi decenni: lo straordinario santuario termale etrusco-romano di San Casciano dei Bagni in provincia di Siena. L’esposizione permetterà di ammirare un nucleo di più di trecento reperti, frutto delle campagne di scavo condotte nel sito archeologico del Bagno Grande dall’Università per Stranieri di Siena, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo e il Comune di San Casciano dei Bagni.
Il suggestivo allestimento all’interno dei nuovi depositi del Museo archeologico nazionale di Aquileia arricchisce il percorso espositivo con le novità delle ultime campagne di scavo, esposte per la prima volta in Italia. Gli straordinari reperti raccontano secoli di devozione e di preghiere in un luogo caratterizzato dalla presenza di acque calde, che ha significativamente mantenuto nel nome la memoria della vocazione termale di questo territorio: donne e uomini, adulti e bambini, di culture e lingue diverse, hanno frequentato e condiviso lo stesso santuario, la cui sacralità era strettamente legata alla presenza di acque termali dalle spiccate qualità terapeutiche.
BASILICA PATRIARCALE di AQUILEIA
Dedicata alla Vergine e ai santi Ermacora e Fortunato, la basilica ha una storia architettonica le cui radici affondano negli anni immediatamente successivi al 313 d.C. quando, grazie all’Editto di Milano che poneva termine alle persecuzioni religiose, la comunità cristiana ebbe la possibilità di edificare liberamente il primo edificio di culto. Nei secoli successivi, dopo la distruzione di questa prima chiesa, sede vescovile, gli aquileiesi la ricostruirono per ben quattro volte, sovrapponendo le nuove costruzioni ai resti delle precedenti (fasi: teodoriana, prima metà del IV secolo; post-teodoriana nord, metà del IV secolo; post-teodoriana sud, fine del IV secolo o dopo la metà del V secolo; massenziana, IX secolo; popponiana, prima metà dell’XI secolo; intervento marquardiano alla ricostruzione della copertura, dagli archi ogivali al tetto, XIV-XV secolo).
L’attuale Basilica si presenta, nel complesso, in forme romanico-gotiche. L’interno, maestoso e solenne, è permeato di un’intensa spiritualità, affinatasi nel corso dei secoli. Il pavimento è costituito da un meraviglioso mosaico policromo del secolo IV, portato alla luce dagli archeologi negli anni 1909-12; l’elegante soffitto ligneo a carena di nave risale al secolo XV; tra il pavimento e il soffitto, quindi, sono racchiusi oltre mille anni di vicende storico-artistiche. Il pavimento è il più esteso mosaico paleocristiano del mondo occidentale (ben 760 m²)
Luogo
ore 8,30 partenza – da foro boario tv
ore 11 – visita guidata alla mostra “gli dei ritornano, i bronzi di san casciano” al museo archeologico di aquileia
pranzo libero
ore 15.15 – visita guidata alla basilica patriarcale di aquileia
ore 18.30 c – rientro foro boario tv
Note
max 25 partecipanti
75,00 euro cad.(comprensivo biglietti, guide, pullman e contributo attività dell’Associazione) pagamento preferibilmente con bonifico bancario ed eccezionalmente in segreteria
Iscrizione entro 15 febbraio 2026
14 GENNAIO 2026
La grande mostra dedicata a Fra Giovanni da Fiesole, artista simbolo dell’arte del Quattrocento a Firenze, organizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi e il Museo di San Marco.
L’esposizione, realizzata in collaborazione tra Fondazione Palazzo Strozzi, Ministero della Cultura – Direzione regionale Musei nazionali Toscana e Museo di San Marco, mettendo in atto uno stretto dialogo tra istituzioni culturali e territorio, costituisce uno degli eventi culturali di punta del 2025, celebrando un padre del Rinascimento in un percorso tra le due sedi di Palazzo Strozzi e del Museo di San Marco.
La mostra affronta la produzione, lo sviluppo e l’influenza dell’arte di Beato Angelico e i suoi rapporti con pittori come Lorenzo Monaco, Masaccio, Filippo Lippi, ma anche scultori quali Lorenzo Ghiberti, Michelozzo e Luca della Robbia. A cura di Carl Brandon Strehlke, Curatore emerito del Philadelphia Museum of Art, con – per il Museo di San Marco – Angelo Tartuferi, già Direttore del Museo di San Marco, e Stefano Casciu, Direttore regionale Musei nazionali Toscana, Beato Angelico rappresenta la prima grande mostra a Firenze dedicata all’artista esattamente dopo settant’anni dalla monografica del 1955 andando a creare un dialogo unico tra istituzioni e territorio.
Celebre per un linguaggio che, partendo dall’eredità tardogotica, utilizza i principi della nascente arte rinascimentale, Beato Angelico (Guido di Piero, poi Fra Giovanni da Fiesole; Vicchio di Mugello, 1395 circa – Roma, 1455) ha creato dipinti famosi per la maestria nella prospettiva, nell’uso della luce e nel rapporto tra figure e spazio. La mostra offre una occasione unica per esplorare la straordinaria visione artistica del frate pittore in relazione a un profondo senso religioso, fondato su una meditazione del sacro in connessione con l’umano.
L’esposizione riunisce tra le due sedi oltre 140 opere tra dipinti, disegni, sculture e miniature provenienti da prestigiosi musei quali il Louvre di Parigi, la Gemäldegalerie di Berlino, il Metropolitan Museum of Art di New York, la National Gallery di Washington, i Musei Vaticani, la Alte Pinakothek di Monaco, il Rijksmuseum di Amsterdam, oltre a biblioteche e collezioni italiane e internazionali, chiese e istituzioni territoriali.
Frutto di oltre quattro anni di preparazione, il progetto ha reso possibile un’operazione di eccezionale valore scientifico e importanza culturale, grazie anche a un’articolata campagna di restauri e alla possibilità di riunificare pale d’altare smembrate e disperse da più di duecento anni.
Luogo
ore
ore 11.00 RITROVO Piazza di San Marco, 3 – 50121 Firenze (FI)
ore 11.15 inizio visita guidata alla mostra “Beato Angelico” sede Museo San Marco
ore 13.00/14.00 pranzo libero
ore 14.15 ritrovo piazza Strozzi – entrata Palazzo Strozzi
ore 14.30 inizio visita guidata alla mostra “Beato Angelico” .
sede Palazzo Strozzi
Note:
max 20 partecipanti
50,00euro cad. (comprensivo biglietto, guida, contributo attività dell’Associazione)
pagamento
preferibilmente con bonifico bancario ed eccezionalmente in segreteria
iscrizione entro 10 dicembre 2025
P.S. ricordiamo che l’arrivo a Firenze è autonomo
Le visite sono state fissate tenendo conto degli orari di Trenitalia:
P. da Treviso c. ore 8.13 – arr. Firenze SantaMaria Novella ore 10.39 (frecciarossa)
R. da Firenze Santa Maria Novella c. ore 18.20 – arr. Treviso c. ore 21.28 “
Firenze – Palazzo strozzi
19 FEBBRAIO 2026
Il recente riallestimento della sezione ottocentesca nel Museo Bailo riporta all’attenzione dei visitatori ritratti, artisticamente pregevoli, di personaggi trevigiani le cui vicende si intrecciano con la storia della città e presentano talora risvolti intriganti e curiosi.
Eugenio Manzato ci guiderà alla conoscenza di qualcuno di essi.
Luogo
Ingresso Museo Bailo, borgo Cavour 24 TV
ore
15.15 – ritrovo
15.30 – inizio visita guidata dal prof. E. Manzato
NOTE
max 25/30 partecipanti
15,00 euro cad. (comprensivo biglietto, guida, contributo attività dell’Associazione)
Pagamento in loco
Iscrizione entro 10 febbraio 2026
Luogo
ore
Note
Luogo
ore
Note
max 25 partecipanti
20,00 euro cad. (comprensivo biglietto, guida, contributo attività dell’Associazione)
Il pagamento preferibilmente tramite bonifico bancario o eccezionalmente in segreteria.
Iscrizione entro 15 novembre 2025
Di origine romana, Faenza è una meravigliosa città d’arte la cui fama brillava nel periodo rinascimentale per la produzione di oggetti in ceramica , di squisita fattura, esportati in molti Paesi europei.
Sin dal 1300, Faenza fu un importante punto d’incontro politico e culturale grazie ai legami che la locale signoria dei Manfredi seppe instaurare con la Firenze dei Medici. Per secoli la città è stata impreziosita da monumenti che ancora oggi conservano inalterato il loro fascino.
Gli spazi urbani stessi sono dei capolavori con l’imponente Piazza del Popolo, delimitata da due ali porticate su cui si affacciano il Palazzo del Podestà e il Palazzo Municipale, già dimora dei Manfredi, Piazza della Libertà con il Duomo di fine quattrocento che custodisce numerose opere d’arte del periodo rinascimentale e la Fontana monumentale, i cui bronzi risalgono al XVII secolo.
Tra gli altri notevoli monumenti del centro storico, il settecentesco Palazzo Milzetti con gli ambienti interni decorati da raffinate tempere neoclassiche, l’elegante Teatro Masini e la Pinacoteca.
MUSEO INTERNAZIONALE DELLA CERAMICA
Il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza ospita l’incontro tra le culture ceramiche di
ogni tempo e luogo. Lo testimoniano opere provenienti dall’Estremo Oriente, dalla Siria, dall’Iran,
dall’Egitto, dalla Turchia, dal Sud America, che coinvolgono il visitatore permettendogli di vivere
un’esperienza unica. Fondato nel 1908, il museo oggi conserva e promuove un patrimonio di oltre
60.000 opere, antiche e contemporanee, esposte in suggestivi spazi museali che coprono una
superficie di oltre 15.000 metri quadri. Il Museo è un unicum nel panorama nazionale e
internazionale, lo testimoniano gli incomparabili capolavori italiani del Rinascimento, le opere di
Picasso, Matisse, Chagall, Leger, Burri, Fontana e altri innumerevoli esempi di eccellenza.
Il MIC è un vero polo culturale ceramico, ospita una Biblioteca Storica, aperta al pubblico,
contenente oltre 60.000 testi sulla ceramica, un Laboratorio di Restauro, Archivi fotografici e
documentari e pubblica dal 1913 la rivista specialistica di ceramica Faenza.
Luogo
ore
ore 7.00 da Foro Boario TV
ore 10.30/11.00 visita guidata al M.I.C.
ore 12.30/14.30 pranzo libero
ore 14.45 /15.00 inizio visita guidata centro storico di Faenza
Rientro previsto ore 19.00
Note
max 30 partecipanti
75,00 euro cad. (comprensivo biglietto, guida, contributo attività dell’Associazione)
Preferibilmente tramite bonifico bancario o eccezionalmente in segreteria.
iscrizione entro 10 novembre 2025.
Realizzata con il supporto del Segantini Museum di St. Moritz , della Galleria Civica G. Segantini di Arco, e in collaborazione con Dario Cimorelli Editore, la mostra si propone di ripercorrere l’intera parabola artistica di Segantini mettendo per la prima volta in dialogo le sue opere con quelle dei maggiori artisti europei del suo tempo, da Millet a Van Gogh, per raccontare la carriera di un astro della pittura che ha saputo contribuire e spesso influenzare i principali movimenti artistici del suo tempo.
Nato ad Arco da una famiglia di umili origini, Segantini si forma nella bottega del decoratore Luigi Tettamanzi e, successivamente, frequentando un corso serale all’Accademia di Brera. Sin dagli esordi milanesi, e successivamente al suo trasferimento prima in Brianza e poi sulle Alpi Retiche, la sua opera sarà determinata da una profonda comunione con la Natura e dallo studio delle potenzialità espressive della luce e del colore: una ricerca che il pittore porterà alle estreme conseguenze con l’approdo al Divisionismo e che troverà pieno compimento nella riscrittura, in chiave simbolica e panteistica, degli spazi alpini da lui resi assoluti ed eterni in termini pittorici.
Dagli esordi “scapigliati” alla pittura pastorale, dalle ardite sperimentazioni come colorista agli ultimi, lirici tentativi di catturare lo spirito della montagna e celebrarne il mito, la mostra seguirà gli snodi più importanti della sua vicenda biografica e artistica attraverso un percorso cronologico e geografico diviso in quattro sezioni e ritmato da numerosi focus tematici.
Attraverso un centinaio di opere provenienti dalle principali collezioni pubbliche e private italiane ed europee – dal Musée d’Orsay al Rijksmuseum di Amsterdam – alcune delle quali rintracciate a distanza di oltre un secolo dalla loro realizzazione, la grande rassegna dei Musei Civici di Bassano del Grappa permetterà al pubblico di scoprire, con occhi del tutto nuovi, uno dei più straordinari artisti dell’Ottocento.
Ad accompagnare la mostra, un importante catalogo scientifico pubblicato da Dario Cimorelli Editore, raccoglierà i contributi dei più autorevoli studiosi dell’opera segantiniana, con ampi apparati dedicati alla ricostruzione del suo percorso artistico, alla sua tecnica pittorica e alle indagini diagnostiche più recenti, oltre alle schede ragionate delle opere esposte.
La mostra è a cura di Niccolò D’Agati.
Luogo
ore
Note
La mostra “Phantasmagoria Pacis” propone una nuova narrazione della pace. Non più solo assenza di conflitto, ma presenza attiva di costruzione, immaginazione e dialogo.
L’evento, nato dalla collaborazione tra la Fondazione Venezia per la Ricerca sulla Pace e il Museo nazionale Collezione Salce, è dedicato interamente al tema della pace con un approccio innovativo, libero dalla dipendenza della guerra come unico contesto di riferimento.
Attraverso manifesti storici, opere digitali e installazioni contemporanee, “Phantasmagoria Pacis” invita a vedere la pace come un processo complesso, fragile e prezioso che richiede pensiero, impegno e responsabilità condivisa.
Il percorso espositivo accompagna il visitatore in una riflessione estetica, etica ed esistenziale, un invito a riscoprire un’armonia possibile: un viaggio dalla polifonia di Bach (simbolo di convivenza) alla fragile ma potente Venezia (emblema di visione e rinascita).
La mostra presenta una selezione di oltre 50 manifesti storici del Museo nazionale Collezione Salce, in particolare quelli del secondo dopoguerra, che raccontano speranza, ricostruzione, inclusione e convivenza. Accanto a questi, trovano spazio le opere di artisti contemporanei come Tobia Ravà (Padova, 1959), Abdallah Khaled (Tamrichte Bejaïa, 1954) e Damiano Fasso (Vicenza, 1976).
Quest’ultimo, in particolare, rielabora manifesti d’epoca attraverso animazioni digitali generative, mescolando passato e presente in un racconto visivo inedito.
Luogo
ore
Note
max 25 partecipanti
15,00 euro cad. (comprensivo biglietto, guida, contributo attività dell’Associazione)
iscrizione entro 15 ottobre 2025 il pagamento preferibilmente tramite bonifico bancario o eccezionalmente in segreteria