L’Otello al Teatro Regio a Parma e i luoghi Verdiani a Busseto
L’Otello al Teatro Regio a Parma e i luoghi Verdiani a Busseto
Di fondazione romana e allineata lungo la Via Emilia, Parma esprime nell’architettura la sua eredità medievale, per assumere in seguito il ruolo di capitale del ducato voluto da papa Paolo III Farnese per i suoi discendenti. Nel Settecento Parma sarà, grazie a Don Filippo di Borbone, alla sua sposa Luisa Elisabetta di Borbone e al ministro Guillaume du Tillot, una piccola capitale culturale di respiro europeo. Nell’Ottocento sarà dimora dell’amatissima Maria Luigia in chiacchierato contrasto con Giuseppe Verdi, del direttore d’orchestra Arturo Toscanini, dei più contemporanei Giovannino Guareschi e i Bertolucci – padre poeta, figli registi.
Sono tanti gli aspetti che raccontano Parma: l’arte e i palazzi storici, il Complesso della Pilotta, i fasti del Teatro Regio e le note di Giuseppe Verdi, la maestria culinaria e tutti gli eventi legati alla gastronomia, le storie antiche e le strade che portano ai castelli del Ducato.
ore
Ore 09.15 Park Stadio Comunale Monigo, via dei Campi Sportivi 4 Treviso
Ore 09.25 Piazza Vittoria lato Riccati
Note
Supp. singola € 66,00 Assicurazione annullamento viaggio € 30,00
Sistemazione Best Western Hotel Farnese 4 *
L’architettura rappresenta da sempre una risposta alle ostilità del clima. Fin dalle “capanne primitive”, la progettazione umana è stata guidata dalle necessità di ripararci per sopravvivere: le nostre creazioni hanno cercato di colmare il divario tra la severità delle condizioni ambientali e quegli spazi sicuri e vivibili di cui abbiamo bisogno.
L’adattamento richiede un cambiamento radicale della nostra pratica. La Mostra di quest’anno, Intelligence. Natural. Artificial. Collective., invita diversi tipi di intelligenza a lavorare insieme per ripensare l’ambiente costruito. Il titolo stesso della Mostra, Intelligence, contiene la parola latina gens (“gente”) e ci invita a sperimentare oltre i limiti di un focus limitato all’Intelligenza Artificiale e alle tecnologie digitali.
Nell’età dell’adattamento, l’architettura rappresenta un nodo centrale che deve guidare il processo con ottimismo. Nell’età dell’adattamento, l’architettura deve attingere a tutte le forme di intelligenza: naturale, artificiale, collettiva. Nell’età dell’adattamento, l’architettura deve rivolgersi a più generazioni e a più discipline, dalle scienze esatte alle arti. Nell’età dell’adattamento, l’architettura deve ripensare il concetto di autorialità e diventare più inclusiva, imparando dalle scienze.
LA MOSTRA
«La Mostra inizia nelle Corderie con un duro confronto: le temperature globali aumentano mentre le popolazioni globali diminuiscono. Questa è la realtà che gli architetti devono affrontare in tempi di adattamento. Da qui, i visitatori attraversano tre mondi tematici, che a loro modo propongono esperimenti
di adattamento: Natural Intelligence, Artificial Intelligence e Collective Intelligence. La Mostra culmina nelle Artiglierie con Out, che guarda allo Spazio non come una fuga, ma come un modo per contribuire a gestire le crisi che dobbiamo affrontare sulla Terra. Ogni sezione è concepita come uno spazio modulare e frattale: un organismo che collega progetti di grandi e piccole dimensioni, creando una rete di dialogo e permettendo ai visitatori di trovare la propria strada attraverso la Mostra.»
Carlo Ratti, il curatore Di formazione architetto e ingegnere, Carlo Ratti insegna al Massachusetts Institute of Technology (MIT) e al Politecnico di Milano. È direttore del Senseable City Lab e socio fondatore dello studio di architettura e innovazione CRA – Carlo Ratti Associati (Torino, New York, Londra).
Luogo
ritrovo sede ARSENALE
ore
10.00 ritrovo
10.15 visita guidata alla mostra: Intelligens. Natural. Artificial. Collective. dopo un’introduzione alla mostra in generale la visita si svilupperà attraverso le sale delle Corderie e delle Artiglierie. (durata di 2 ore circa)
Note
Dopo la visita guidata si è liberi di continuare la visita dell’Arsenale in autonomia.
Si ricorda, inoltre, che il biglietto è valido anche per la sede dei Giardini che, sempre in Autonomia, possono essere visitati nel pomeriggio o in un giorno successivo entro Il 23 novembre ’25 data di chiusura della Biennale.
max 25 partecipanti
30,00 euro cad. (comprensivo biglietti, guide, contributo attività dell’Associazione)
iscrizione e pagamento entro 20 settembre 2025 preferibilmente tramite bonifico bancario o eccezionalmente in segreteria.
Palazzo Zuccareda è una costruzione nobiliare a tre piani ornata da affreschi esterni su entrambi i prospetti. Da un punto di vista compositivo e decorativo, le due facciate Sud e Nord rivestono la stessa importanza, aspetto quest’ultimo che rappresenta un carattere di forte originalità nella concezione architettonica veneta del tempo e particolarmente in ambito urbano, dove le facciate sul giardino venivano risolte abitualmente con un disegno semplificato rispetto al prospetto prospiciente la strada.
Si hanno notizie della sua edificazione e descrizione nella scritto : Passeggiata per la città di Treviso verso il 1600 di Matteo Sernagiotto ; dopo alcuni passaggi di proprietà entro la fine del Settecento la proprietà passò ai conti Zuccareda, famiglia aggregata alla nobiltà trevigiana nel 1665 che tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX promosse interventi di rinnovamento dell’edificio, soprattutto nella ridefinizione e decorazione degli spazi interni. Alla fine del Settecento risale anche l’ampliamento dei corpi laterali che affiancano sui due lati il volume principale.
L’ampliamento ebbe la conseguenza di chiudere l’isolato descritto ricompattando il fronte su via Cornarotta. La forma attuale del palazzo, con le sue pertinenze, è già attestata nel catasto napoleonico del 1811 e, successivamente, nel catasto austriaco del 1842 e, successivamente, nel catasto austriaco del 1842.
Negli anni venti del Novecento l’edificio fu acquistato dal Municipio e una parte di esso fu destinata, per pochi ann,i a ospitare la Pinacoteca Comunale di Treviso.
Il palazzo fu venduto agli inizi degli anni trenta dal Comune alla Provincia, la quale eseguì lavori radicali nei locali interni e lo destinò a sede del Partito Nazionale Fascista fino al 1943. Dal secondo dopoguerra ad oggi è sede del Comando del Gruppo Carabinieri.
Luogo
Museo Santa Caterina – piazzetta Botter, Treviso
Sabato 27
– 1° turno ore 16.00
– 2° turno ore 17.30
Domenica 28
– 1° turno ore 10.00
– 2° turno ore 16.00
Note
Numero 20 partecipanti per gruppo
ingresso libero con prenotazione obbligatoria a:ingresso libero con prenotazione obbligatoria a:
Luogo
ritrovo fronte chiesa del Redentore, Campo del Santissimo Redentore – Giudecca – Venezia
Orario
10:00
Note
L’uscita si effettuerà anche in caso di pioggia
max 25 partecipanti (comprensivo biglietti, guide, contributo attività dell’Associazione)
Iscrizione e pagamento entro 10 settembre 2025 tramite bonifico bancario e/o in segreteria
TREVISO E LA RESISTENZA
Nel 1948, Treviso ricevette la Medaglia d’oro al Valor Militare per il suo ruolo nella Resistenza, opponendosi all’occupazione nazifascista e organizzando le prime brigate partigiane. La città e la provincia divennero il fulcro di una Resistenza molto attiva, sia armata che civile.
Il 25 aprile 1945, dopo che Sandro Pertini proclamò l’insurrezione nazionale, a Treviso le formazioni partigiane combatterono gli ultimi irriducibili gruppi fascisti e nazisti ancora asserragliati attorno al capoluogo. E finalmente nella notte tra il 28 e il 29 aprile, entrarono nel centro storico senza più incontrare resistenza. Il 29 aprile, Leopoldo Ramanzini, nominato dal CLN, divenne Prefetto della Treviso liberata. Il 30, le forze alleate, arrivate in città, trovarono già attive le prime istituzioni democratiche.
L’80° ANNIVERSARIO E IL FESTIVAL DELLA LIBERTÀ RITROVATA
La Liberazione fu il risultato di venti mesi di lotta, alimentata da ideali coltivati dagli antifascisti per oltre vent’anni. Istresco, da sempre impegnato nella conservazione della memoria della Resistenza, ha coinvolto, nell’ottantesimo anniversario della Liberazione, tante associazioni culturali della città per organizzare assieme il Festival della Libertà ritrovata. Si è voluto così rendere vivo e attuale il valore della Libertà offrendo un nutrito calendario di differenti iniziative rivolto a un vasto pubblico.
Luogo
campo Santa Maria dell’Orto – Venezia
Orario
14:00 / 14:30
Inizio itinerario che dalla visita alla chiesa di Santa Maria dell’Orto continuerà il percorso tintorettiano con la chiesa di San Marziale (solitamente chiusa), la casa di Tintoretto, Campo dei Mori e il giardino di Palazzo Contarini con il “Casino degli Spiriti” affacciato sulla Laguna Nord con la guida del dr. Floriano Boaga.
La durata del percorso è di circa 3 ore.
Note
20,00 euro cad. (comprensivo entrate, guide, cuffiette e contributo attività dell’Associazione)
max 25 partecipanti
iscrizione e pagamento entro 13 aprile 2025
tramite bonifico bancario e/o in segreteria
Per maggiori informazioni scrivici nel Form sottostante o chiama lo 0422.658952 oppure al cellulare 388. 8008622. Grazie.
La chiesa della Madonna dell’Orto sorge all’estremità settentrionale della città. Essa si affaccia sul campo omonimo, uno tra gli ultimi a Venezia a conservare l’antica pavimentazione in cotto spinato fra riquadri in pietra d’Istria. La zona in cui sorge la grande chiesa era allora caratterizzata da un’intensa attività mercantile e commerciale, che spiega la dedica originaria a San Cristoforo, patrono di traghettatori, viaggiatori e mercanti. Pochi anni dopo la chiesa cambiò denominazione assumendo quella attuale di “Madonna dell’Orto”, in virtù della presenza nelle immediate vicinanze di una statua raffigurante la Madonna col Bambino che lo scultore Giovanni de Santi aveva collocato nell’orto della sua casa e che, ritenuta miracolosa, era divenuta meta di pellegrinaggi.
Il complesso della Madonna dell’Orto è uno degli esempi più preziosi di gotico veneziano, stile che domina l’edifico, malgrado i rimaneggiamenti e restauri che si susseguirono per tutto il XV secolo e che spiegano il sovrapporsi di elementi architettonici ormai rinascimentali, ravvisabili ad esempio nello splendido portale.
La fortuna dell’edificio è legata tuttavia soprattutto al nome del pittore Jacopo Tintoretto (1518-1594), che aveva bottega a pochi isolati e che lavorò al suo interno per circa trent’anni, lasciandoci alcuni dei suoi massimi capolavori e trovando infine sepoltura nella cappella absidale di destra, insieme al suocero e ai figli Marietta e Domenico, quest’ultimo anch’egli pittore.
Anticamente sede parrocchiale, è attualmente la chiesa vicariale della parrocchia della Madonna dell’Orto. Venne dedicata a San Marziale, vescovo di Limoges. La prima costruzione risale al IX secolo, ma già nel XII secolo venne ristrutturata dalla famiglia Bocchi, anche se la pianta attuale è del XVII secolo. Venne inaugurata il 28 settembre 1721 dal patriarca Pietro Barbarigo.
Le mura si presentano intonacate ma prive di ogni decoro. Il campanile è una struttura a vela molto semplice. L’interno si presenta molto ricco, in stile barocco. Un’unica navata accoglie gli avventori, nel soffitto riquadri pittorici inseriti in cornici dorate di Sebastiano Ricci, 1700 circa.
L’altare maggiore poggia sulla parete di fondo del presbiterio ed è sovrastato da un enorme gruppo marmoreo attribuito a Tommaso Rues: Il Cristo sul mondo con angeli e santi. Dipinti di rilievo storico sono San Marziale in gloria fra i Santi Pietro e Paolo, di Jacopo Tintoretto, 1548 1549. In sacrestia Angelo Raffaele e Tobia di Tiziano Vecellio, 1530 circa, di Sebastiano Ricci del 1700 sul soffitto, in posizione centrale, Padre eterno con angeli in gloria.
Palazzo Contarini è un palazzo di Venezia, situato nel sestiere di Cannaregio, vicino alla Madonna dell’Orto e presso la Sacca della Misericordia, dove si affaccia il Casino degli Spiriti. Edificio del XVI secolo, fu voluto dalla famiglia Contarini Dal Zaffo, è l’omonimo del palazzo Contarini dal Zaffo costruito dalla famiglia sul Canal Grande nel secolo precedente.
Oggi è sede veneziana della Piccola casa della Divina Provvidenza, anche nota come Cottolengo dal nome del fondatore san Giuseppe Benedetto Cottolengo e della casa cardinalizia Opera fides intrepida. Il palazzo è un tipico edificio rinascimentale, la cui facciata sulla fondamenta di Gasparo Contarini è sviluppata in lunghezza e priva di simmetrie.
Sul retro del palazzo si apre un enorme giardino che guarda verso il lato nord della città, dove si apre l’area lagunare.
La chiesa dei Santi Lucia e Vittore, o Chiesa Vecchia di Biadene, a Montebelluna, è lo “scrigno” di grandi tesori artistici e architettonici. Soprattutto, all’interno, nella chiesa fatta edificare dal Doge Alvise Pisani poco distante dalla sua villa, troviamo il primo affresco del grande pittore veneziano del Settecento, Giovambattista Tiepolo.
Il Tiepolo aveva appena 20 anni quando Pisani gli diede l’incarico di realizzare l’affresco della volta che sovrasta l’altare maggiore della chiesa che fece costruire demolendo la preesistente antica cappella. Lo aveva chiamato ad affrescare la Chiesa Alvise Pisani, successivamente doge di Venezia. Ai Pisani la vicina villa era giunta in dote in seguito al matrimonio di AlmoroII, figlio di Alvise, con Isabella Correr. I Pisani provvidero a far erigere la chiesa che fu terminata nel 1719. L’affresco del Tiepolo, in campo ottagonale, rappresenta la Vergine Assunta sostenuta da angeli in volo, illuminata dallo Spirito Santo che in forma di colomba distende le sue ali. Non è l’unico affresco di questa bella Chiesa, recentemente avviata verso una attenta opera di restauro. La volta della navata custodisce infatti un affresco risalente al 1804, di Giambattista Canal: rappresenta l’incoronazione della Vergine e la gloria dei Santi Lucia e Vittore, patroni di Biadene.
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Si ritiene che la Villa di Moriago risalga prima del secolo X cioè ai tempi dei Franchi i quali avrebbero introdotto il culto a S. Leonardo di Limoges che è tutt’ora il titolare della chiesa. Questa, nel 1110, era soggetta all’Abbazia di Vidor e nel 1375 divenne rettorato dipendente dalla Pieve di Sernaglia. Il Vescovo Card. M. Dalla Torre la eresse in parrocchia nel 1569. Si ha notizia di tre chiese: la primitiva che fu sostituita verso la fine del sec. XVI da un’altra; la seconda, consacrata dal Vescovo Lorenzo Da Ponte nel 1746 e infine la chiesa attuale costruita negli anni 1922-25, dopo le distruzioni della prima guerra mondiale, su disegno dell’arch. Alberto Alpago Novello di Belluno, e consacrata il 5 novembre 1928 dal Vescovo E. Beccegato. Sull’altare maggiore celebre tavola di G.A. Pordenone. Su cupola e tamburo affreschi degli Apostoli e Pentecoste del Cadorin.
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L’architettura neoclassica degli esterni del duomo di Valdobbiadene non lascia facilmente immaginare che, all’interno, siano custoditi alcuni dipinti rinascimentali di grande pregio, realizzati da artisti della scuola veneta che spaziano dal Cinquecento al Novecento, e altre ve ne sarebbero che sono andate perdute negli anni, anche a causa degli eventi bellici.
La “pala grande” dedicata all’Assunta è una delle più importanti opere di Francesco da Conegliano, detto il Beccaruzzi, che la eseguì agli inizi del Cinquecento.
Altrettanto preziosa è la pala, databile agli anni 1535-1543, del trevigiano Paris Bordon, uno dei più brillanti allievi di Tiziano, che ritrae la Madonna con Gesù bambino in trono, san Sebastiano e san Rocco.
L’altare di San Giovanni battista, all’interno della chiesa arcipretale di Valdobbiadene, è ornato da un pregevole dipinto tardo cinquecentesco firmato da Palma il Giovane e raffigurante i Santi Giovanni battista, Girolamo e Antonio abate. La tela che accomuna i tre santi penitenti del deserto appare in stretta relazione con quella dei Santi Agostino e Domenico realizzata dallo stesso autore a Traù in Dalmazia nel 1599.
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Viaggio come da programma realizzato con agenzia Hirondelle di Treviso.
Orario
17:00
Luogo
In via di definizione
Orario
20:00
Luogo
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Il mito di Elettra, uno dei più ricorrenti all’interno della produzione tragica greca, è presente quest’anno a Siracusa per la regia di Roberto Andò. Protagonista femminile Sonia Bergamasco.
Personaggio tra i più suggestivi e importanti del mondo greco, presente nei tre tragici, in Sofocle è assoluta protagonista, dotata di forza eroica, non arretra di fronte a nessuna minaccia e si tiene in vita con l’odio e la speranza del ritorno di Oreste.
Donna isolata, circondata da nemici fin dall’uccisione del padre Agamennone, obbedisce ad una insopprimibile sete di giustizia. Le sue sofferenze fisiche e spirituali sono il centro del dramma, di cui l’uccisione della madre Clitemestra per mano del fratello Oreste è la cornice.
Luogo
Sala Coletti – museo Santa Caterina, Treviso
Orario
16:00
Note
Ingresso aperto al pubblico
Offerta responsabile quale contributo alle attività dell’associazione
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